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Esperimento per avvicinare i bambini all'elettronica


 

 

Esperimento per avvicinare i bambini all'elettronica

da "l'Allegro laboratorio del Professor Dimmelo"

 

Quel giorno nel laboratorio del Professor Dimmelo la discussione era davvero seria.

Si parlava di come la scuola si propone ai giovani d’oggi.
Diceva Gianfranco: “Ricordo che ai miei tempi mi è bastato che il professore ci avesse fatto vedere un esperimento con una pila ed una batteria per
accendere in me tanta di quella curiosità ed eccitazione che da allora non ho mai smesso di amare l’elettronica… scusate il gioco di parole.”

Gianfranco è un affermato ingegnere elettronico, dirigente in una multinazionale.
Praticamente è cresciuto con il saldatore in mano.
Il suo amore per l’elettronica, nato nel periodo delle valvole termoioniche, non si è mai attenuato, oggi progetta circuiti digitali per l’impiego nei microprocessori.

Nessuno dei presenti naturalmente aveva da ribattere, come poteva Gianfranco non avere ragione?
Gianfranco a scuola era il pupillo del Professor Dimmelo, sempre attentissimo alle sue lezioni, e non si limitava mica ad assimilare a memoria le lezioni, fare a casa il “compitino” e portarlo l’indomani a scuola, come purtroppo oggi è la normale prassi, come oggi purtroppo è il metro standard con il quale si misura la diligenza di uno studente, Gianfranco invece voleva capire, voleva saperne sempre di più, e giù a riempire mille fogli con schizzi vari per poi mettere il tutto in pratica e presentare con orgoglio i suoi accrocchi elettronici al Professor Dimmelo.

“Sono davvero preoccupato” continuava Gianfranco, “prendiamo ad esempio Francesco, il mio nipotino. Ha solo sette anni ed è sempre davanti al computer a chattare con i suoi compagni, sa già scaricare le foto dalla sua compattina, addirittura le stampa e non c’è un minuto che non invia qualche sms a qualcuno.
Come pensate che crescerà? L’elettronica, la tecnologia lo hanno già prepotentemente inondato non lasciandogli alcuno spazio per rendersi conto di come tutto ciò sia nato. E’ già lì dentro, beatamente sommerso, mica si preoccuperà di capire, tanto non c’è proprio nulla da capire, è già tutto pronto!
E da grande? Se crescerà senza interesse alcuno, senza qualcosa a cui credere, finirà come tanti, prenderà la sua laurea imparando a memoria una dispensa di 18 pagine e noi cosa avremo? un altro laureato che non avrà assaporato nulla, che non avrà interessi reali, altro che eccitazione nel vedere una pila ed una batteria… ”

“Basta!” esclamò il Professor Dimmelo che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio.
“Se credete che i vostri bambini abbiano un minimo di recettività verso quella meraviglia che è l’elettronica, ci sono tanti modi per farli innamorare della scienza. Adesso ne vedremo uno dei tanti.
Ricordate il principio di funzionamento del microfono a carbone? I granuli di carbone, racchiusi in una capsula, tramite due elettrodi venivano collegati in serie tra un generatore di corrente continua ed un trasduttore magnetico.
Una membrana, posizionata sulla superficie della capsula, faceva in modo che a causa dei piccoli spostamenti d’aria provocati dalla voce, faceva a sua volta vibrare i granuli che variavano così, a causa delle continue variazioni di contatto tra di loro, la resistenza in serie al circuito. Era questa variazione di resistenza che provocava le variazioni di corrente che alimentava l’altoparlante.
Possiamo proporre questo esperimento ai nostri bambini presentandolo in modo affascinante e state certi che ne resteranno meravigliati, in barba ai loro telefonini e diavolerie wireless varie.
Naturalmente è un esperimento che dovrà essere condotto da un adulto poiché, seppur non pericoloso sotto l’aspetto delle tensioni (si utilizzerà infatti una pila) lo è invece per la presenza di materiali taglientissimi.

Occorrente:

  • una scatola da scarpe
  • due lamette da barba
  • filo elettrico
  • una mina di matita in grafite
  • una pila
  • un piccolo altoparlante

 



 

 

Il disegno è molto esplicativo: si praticano due tagli sul coperchio della scatola e dentro di infilano per metà le due lamette.
Si spella il filo per poterlo collegare attorcigliandolo alle lamette.
In serie al filo si collega la pila.
Ai due capi finali del filo si collega l’altoparlante.
Per finire si posiziona la mina di grafite in bilico sopra le due lame.
Naturalmente la lunghezza del filo potrà variare a piacimento, anche se consiglio di abbondare per rendere l’esperimento più interessante potendosi allontanare l’ascoltatore dall’interlocutore.
Adesso basterà parlare accanto alla mina per ascoltare la voce forte e chiara sull’altoparlante.
Ragazzi, c’è bisogno di ulteriori spiegazioni?”

Questo è il nostro amato Professor Dimmelo!

 

 

Fatti e personaggi descritti nella sezione "L'allegro laboratorio del Professor Dimmelo" sono immaginari. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale

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Molti degli esperimenti o delle idee esposte in questa sezione fanno uso di corrente elettrica o di materiali pericolosi. Pertanto dovranno essere effettuati esclusivamente da persone maggiorenni ed esperte. Per qualsiasi dubbio consultare o delegare personale esperto e qualificato. L'Azienda Clikko - Lentini (SR) declina qualsiasi responsabilità per danni a persone o cose e per non aver letto queste avvertenze.

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